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AERMACCHI MB308 I-BIOH

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L'Aermacchi MB.308 I-BIOH è stato costruito nel 1950 con n.c. 121 e MM.53074. Faceva parte del lotto di 80 macchine ordinate dall'Aeronautica Militare e probabilmente è finito subito dalla fabbrica a qualche aeroclub per i corsi di cultura aeronautica (che all'epoca venivano tenuti da personale misto militare e civile, spesso ex militari AM in congedo). In particolare, si tratta dell'esemplare con numero di costruzione e marche immediatamente precedenti al Macchino I-BIOI appartenuto all'ing. Bazzocchi, progettista dell'aereo, anch'esso tuttora volante come I-EBAZ.

L'I-BIOH e' rimasto di proprieta' dell'AM fino al 1966, passando in esercenza a vari aeroclub, a cominciare da Biella e poi Torino. Durante la permanenza presso l'Aeroclub Torino, l'IBIOH, con il pilota Emilio Tessera Chiesa, partecipa a diverse edizioni del Giro dei Castelli Piemontesi, vincendo in particolare nel 1963 la terza edizione della gara.

Nel 1965 l'I-BIOH passa poi all'aeroclub di Parma e in quella sede la proprietà viene trasferita nel 1966 dall'AM all'Aeroclub d'Italia e da questo direttamente allo stesso Aeroclub di Parma nel 1969. 

Seguono una vendita a un privato nel 1974 e un utilizzo dell'Aec Bolzano fino al 1986, quando Luciano Sorlini, titolare dell'omonima azienda di manutenzioni aeronautiche, ne rileva la proprietà e avvia il completo restauro sia della cellula che del motore, riportandolo all'originale livrea grigia con le coccarde tricolori dell'AM, così come è rappresentato, appena uscito di fabbrica, sulla foto all'epoca della sua immatricolazione. L'I-BIOH entra cosi' a far parte della collezione Sorlini, a fianco di altri gloriosi aerei storici ex Aeronautica Militare o di altre nazionalità (G46, FL.3, T6, L4, etc.).

Da allora il Macchino non ha più volato, fino al novembre 2015, quando è ridiventato operativo con un permesso di volo come velivolo orfano amatoriale sotto la sorveglianza tecnica del CAP. Dopo le attività necessarie per la sua rimessa in servizio, possibile solo grazie all'indispensabile supporto di alcuni amici e soci HAG, il Macchino è tornato nella sua antica sede dell'Aeritalia (LIMA), presso l'Aeroclub Torino, suscitando ricordi commossi da parte dei tanti piloti anziani che lo avevano volato e ben lo ricordavano.

L'aereo, resta comunque sempre parte della collezione Sorlini e alla storia di Luciano Sorlini appartiene anche il simbolo del papero con le cuffie riportato sulla coda dell'I-BIOH, che ricorda il suo essere stato il primo pilota civile (non professionista) ad aver conseguito in Italia l'abilitazione IFR negli anni '50.


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