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PM-280 I-GARA

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Questo piccolissimo aeroplano venne progettato nel 1948 dall'ingegnere Ermenegildo Preti del Politecnico di Milano, e fu costruito nell'ambito del Centro di Volo a Vela dello stesso Politecnico, sotto la direzione del progettista.

L'originalità, se così si può dire, del «Tartuca», risiedeva principalmente, sia nelle sue ridottissime dimensioni, che nella semplicità e rapidità con cui fu costruito. Fra stesura del progetto, lavori, collaudi statici, completamento della costruzione e primo volo, trascorsero infatti solo due mesi e mezzo di tempo, il che può essere considerato un record. Piccolo monoplano, monomotore, monoposto, espressamente ideato per gare aeree, il «Tartuca» incorporava soluzioni interessanti ed era un velivolo capace di buone prestazioni. Realizzato interamente in legno e tela, aveva una superficie alare di soli 5 metri quadrati. L'ala, monolongherone con rivestimento in compensato per le parti fisse e in tela per quelle mobili, era trapezoidale in pianta, con le due estremità arrotondate. Gli alettoni erano del tipo a fessura con comando differenziale e compensazione statica e dinamica. Gli ipersostentatori, anch'essi a fessura, erano azionati tramite un tubo a torsione. La realizzazione del progetto presentava qualche difficoltà per quanto concerneva le indispensabili doti di stabilità trasversale e di manovrabilità, a causa dell'elevato carico alare. Il problema venne invece risolto brillantemente dall'ingegnere Preti, confermando l'esattezza dei suoi calcoli per la ripartizione delle portanze lungo tutta l'apertura alare in ogni condizione di assetto. 1 piani di coda, di tipo tradizionale, erano in legno compensato con rivestimento in tela per le parti mobili. La fusoliera, con struttura lignea a semiguscio, in compensato, era divisa in due sezioni che venivano collegate fra loro, in maniera semplice e rapida, da sedici bulloni. Il car­rello, ammortizzato con anelli in gomma, aveva i due elementi principali retrattili nelle ali, mediante un co­mando meccanico parzialmente automatico, basato su un cavo elastico collegato a un minuscolo verricel­lo, caricato con una manovella azionata a mano. Il motore era un C.N.A. «D.4», in grado di erogare 60 cv di potenza a 2.100 giri al minuto, azionante un'eli­ca lignea, bipala, a passo fisso. In un secondo tempo era prevista l'installazione di un ancor più potente propulsore SAI Ambrosini P-70 da 75 cv, progettato dallo stesso ingegnere Preti. Aeroplano da competi­zione, il PM.280, immatricolato I-GARA, avrebbe dovuto partecipare, il 19 settembre 1948, al Gran Premio Milano, ma non fu approntato in tempo utile. Negli anni successivi questo aeroplano prese parte a diverse corse dimostrando ottime doti di velocita. Si parlò anche della possibilità di fornirlo all'Aeronauti­ca Militare Italiana per i voli di allenamento dei piloti da caccia, ma poi non se ne fece nulla.

Caratteristiche tecniche: apertura alare m 5, lun­ghezza m 5, altezza m 1,38, superficie alare mq 5, pe­so a vuoto kg 250, carico utile kg 100, peso massimo in volo kg 350, carico alare kg/mq 70, velocità massi­ma km/h 260, velocità minima km/h 85, autonomia km 500, tangenza m 3.300, motore I C.N.A. «D.4» da 60 cv.

Attualmente il velivolo è in corso di restauro a Roma.

 


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