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SAI AMBROSINI GF-4 I-ALBJ

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Non nascondo che l’emozione mi accompagna nella stesura di queste righe.

E’ un’intervista a mio padre, Enzo Marrucci, prendo appunti…

l’amore per il volo ci abbraccia entrambi mentre davanti al vecchio camino di casa attingo dal pozzo delle sue affascinanti memorie e ne tiro fuori immagini vividissime dei “nostri” aerei di Stelio Frati.

Il ricordo “vola” veloce al primo Falco, entrato in famiglia nel 1980 per festeggiare la mia nascita, I-PUCK mod. F8L.

Era di base a Cremona quando mio padre lo acquistò dal Sig.Vesco di Brescia.

Velocissimo, condivise con i miei genitori la gioia di molte vittorie, il Trofeo Lindbergh (1986) di velocità ora si affaccia fiero dallo scaffale della libreria che ho dietro le spalle.

Lo vendette ad un medico di Torino nel 1986 e da allora il suo nido è ad Alessandria. 

Il secondo aereo uscito dalla penna dello Stelio nazionale per entrare nel nostro cuore è un Rondone, I-SUSY mod. F7.

Foggia, era il 1981 quando il Sig.Coratelli pensò di toglierlo dall’hangar per spostarlo in un cortile parrocchiale.

Papà decise di non permetterlo e iniziò una trattativa per acquistarlo che divenne un aneddoto.

...settecentomilalire! disse ricevendone un secco rifiuto, ottocentomilalire! poi novecento! insistette senza risultato fino all’ultima offerta,

un milione, non una lira di più!

In effetti per la stessa cifra aveva appena acquistato un Alaparma quasi volante dall’AeC di Pescara ma… ad altra offerta corrispose altro rifiuto, e sai quanto volle Coratelli? Seicentomilalire! la cifra corrispondente alle arretrate tasse di stazionamento nell’aeroporto, in fondo era contento anche lui di consegnare l’aereo alle amorevoli cure di un vero appassionato.

Ci volle un anno perché tornasse a volare, un anno in cui il suo restauro fu seguito da vicino anche dall’AeC di Roma e dal RAI.

Un po’ di storia per conoscerlo più da vicino, uscito dall’Industria Aeronautica Ambrosini di Passignano Trasimeno aveva la particolarità di essere strumentato per il volo IFR, parliamo del 1955. A bordo era montato un virosbandometro Salmoiraghi con precisione di 2 gradi di inclinazione ed un orizzonte artificiale Cerini con la sagomina dell’aeroplano disegnata dall’amico Adriano Mantelli, strumento montato anche sull’unico bimotore strategico costruito in Italia, il Piaggio 108.

I-SUSY, venduto successivamente al Sig. Donati di Roma, è ora “coccolato”, non mi viene termine più appropriato, dal Prof. Francesco Fanfani che recentemente lo ha rimesso a nuovo.

Questo Rondone ora è un giovanotto di 57 anni che è facile incontrare mentre passeggia nei cieli del centro Italia. 

E finalmente il “pisellino verde” come è stato battezzato dal Com.te e caro amico Sandro DiFrancesco, I-ALBJ, l’aereo che ormai è diventato il simbolo dello spirito aeronautico della nostra famiglia, mod. Rondone GF4 dove G sta per Iginio Guagnellini, un pezzo di storia dell’Aeronautica Italiana ed F manco a dirlo per Stelio Frati.

Realizzato nell’aprile del 1951 con lo scopo di primeggiare nelle competizioni entrerà nella storia come detentore di ben 2 Record Mondiali di Velocità per la categoria (90CV) e un Giro Aereo di Sicilia (1954). 

Era il 1986 quando si riunì a Castiglion della Pescaia il Falco Club, quando Silvano Gozzoli che dell’aereo era il proprietario, aggiornò mio padre circa le condizioni del mezzo. Non volava e per una serie di spiacevoli vicende burocratiche Silvano si vide costretto suo malgrado a consegnarne i documenti al direttore dell’Aeroporto di Bologna dove era stanziato.

Sulla falsa riga di ciò che successe con il SUSY mio padre si propose per acquistarlo, ancora una volta il proprietario non accettò una vendita ma uno scambio. Il giorno dopo l’accordo un piccolo tornio Merli con una distanza tra le punte di 1000cm era in viaggio per Bologna e il caro Rondoncino muoveva verso Roma. Il direttore dell’Aeroporto di Bologna aveva riposto con cura le carte dell’aeroplano e consapevole della storicità del mezzo fu contentissimo di potercele affidare.

Il restauro eseguito sotto le ali protettive ancora del RAI e dell’AeC di Roma vide inoltre l’installazione di un sistema elettrico per il rientro del carrello, 132 giri a mano del “vecchio conio”, e la sostituzione della vecchia e scarna strumentazione di bordo con una moderna, adatta al volo da turismo e alle competizioni di regolarità.

Nel 2000 l’ultimo restauro che vide anche il rifacimento della livrea originale con la quale, nel 1954, partecipò al Giro Aereo di Sicilia. Per il vecchio colore dovemmo risalire a chi si occupò della prima verniciatura realizzata nel 1951 dal Mastro Gabrilla, verde, “verde come la bicicletta Bianchi”.

Nel 1991 quando il Rondoncino spense 40 candeline la rivista Volare gli dedicò un articolo di 4 pagine con intervista a Guagnellini. Nel 2001 quando soffiò su 50 Volare tornò a cantarne le gesta.

Nel 2006, ha contribuito partecipando con noi a quasi tutte le gare del Campionato Italiano di Rallye Aereo a far vincere il Titolo all’AeC di Roma e finalmente nel 2008 sale con noi sul gradino più alto del podio.

Il Rondone continua a volare, continua a fare gare con lo stesso spirito di quando staccò l’ombra da terra le prime gloriose volte.


Paolo Marrucci


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